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Il mattone del futuro tutto proptech e distintivo

14 Giugno 2020

Economy

Il mattone del futuro tutto proptech e distintivo


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Shared economy malata di covid 
Se tutto il comparto immobiliare soffre, figuriamoci la shared economy, che punta sulla fase di utilizzo degli immobili «Sono convinto che quando finirà quest'emergenza tutto tornerà come prima, perché un mercato in cui la domanda è molto forte», afferma Andrea Ciaramella. «Fino ad oggi sicuramente tutte le proptech che afferiscono alla sharing economy e all’hospitality sono quelle cresciute più rapidamente in termini di business» DoveVivo, per esempio - la prima e più grande co-living company in Europa, che gestisce un portafoglio di 1.300 immobili e 7 residenze in 9 città affittate a studenti e giovani professionisti, ndr - ha intercettato un nuovo mercato e investito significativamente, centrando l'obiettivo di fatturato». E anche quello degli utili «Il gruppo ha realizzato ininterrottamente utili già a partire dal secondo anno dalla sua fondazione, l'anno scorso ha fatturato 31,5 milioni di euro, in crescita del 50% rispetto al 2018 con un Ebitda pari a 5,4 milioni in crescita del 67%% rispetto all'anno precedente. Puntiamo a raggiungere nel 2023 un fatturato oltre a 150 milioni», conferma a Economy l'amministratore delegato Valerio Fonseca, che ha fondato nel 2007 Reale Gest, diventata DoveVivo a fine maggio 2016, insieme al socio William Maggio, presidente del gruppo, con il quale detiene il 61,2%% del capitale. Il resto è in mano a Tikehau Capital (19,2%), Istituto Atesino di Sviluppo (5,2%%) «che si aggiungono all' 11% di altri azionisti di primissimo standing come Guido Rivolta, Maurizio Cereda, Roberto Nicastro, Francesco Perini e Fabio Troiani. Nel 2019 abbiamo raccolto 72 milioni di euro, 50 milioni tramite aumento di capitale e 22,5 milioni tramite nuove linee di credito», sottolinea Fonseca. DoveVivo offre ai proprietari la ristrutturazione degli spazi a proprie spese, in cambio di una trattenuta sui canoni spalmata nel tempo, e nel rapporto locativo figura come inquilino (ovviamente con facoltà di subaffittare), azzerando i rischi di insoluti. Il modello quello dell'Housing as a Service, lo stesso della tedesca Habyt (nata come Projects Co-living, poi rebrandizzata) fondata nel 2017 dall'italiano Luca Bovone a Berlino, con branches in Spagna, Portogallo e Italia «La piattaforma distribuisce soluzioni abitative flessibili, completamente arredate e accessoriate delle principali utilities, per le quali è Habyt a gestire il ciclo dei pagamenti», ci spiega Bovone. «A tali soluzioni si aggiungono servizi integrativi e a valore aggiunto, quali servizi di concierge o di cleaning settimanale. Abbiamo come obiettivo i 10 milioni di fatturato annualizzato di gruppo a fine 2020, e breakeven nella prima parte del 2021». Nel frattempo, spiega ceo, «Habyt ha raccolto 3,5 milioni da P101 e altri leading investors di real estate e venture capital europei spagnoli e tedeschi». 

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