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Proptech in Italia: le startup del real estate a REBuild 2019

29 June 2019

Idealista News

Proptech in Italia: le startup del real estate a REBuild 2019


Da Riva del Garda alla Fabbrica Orobia a Milano, REBuild 2019 è un appuntamento ricco di spunti sull’edilizia sostenibile e sull’innovazione nel real estate. Uno dei workshop si è occupato di Proptech.

Al (Re)making cities, piattaforme innovative per le città, evento firmato REBuild che quest’anno si è tenuto nella cornice paleoindustriale della ex fabbrica milanese di Via Orobia 15, tra i vari argomenti trattati si è affrontato quello del Proptech.

Che cos'è il Proptech?

Proptech è una crasi tra Property e Technology, e definisce le soluzioni tecnologiche applicate al real estate. Un settore sconosciuto fino a qualche anno fa, ma che oggi sta entrando di prepotenza nella realtà immobiliare. In un certo senso è l’evoluzione della domotica: basta pensare a dispositivi come Alexa o Google Home, che ci aiutano nella gestione delle questioni pratiche legate alla casa. Ma si includono nella definizione anche le piattaforme per l’affitto e la vendita on line di immobili o per la gestione dei servizi connessi.

“Secondo Rowan Gibson – commenta Andrea Ciaramella, docente di Ingegneria delle Costruzioni e Ambiente del Politecnico Milano, all’interno del quale esiste una sorta di osservatorio sul Proptech, - nel Rinascimento sono stati 4 i motori del cambiamento:la sfida alle ortodossie, il cavalcare le tendenze scoprendo le potenzialità delle discontinuità, il valorizzare le risorse possedute, il comprendere i bisogni e come soddisfarli in modo innovativo. Si tratta di tendenze che riteniamo replicate oggi nel real estate, e in particolare con il fenomeno Proptech, dirompente negli ultimi 30 anni”.

Proptech, gli investimenti

“Meno di dieci anni fa, nel 2011, - spiega a REBuild Angelica Donati, ad di Donati Immobiliare e coordinatrice di Ance Giovani, - il Proptech contava solo 186 milioni di investimenti a livello globale. Nel 2015 siamo passati a 15 miliardi; nel 2019 se ne prevedono 20. Un risultato che è poca cosa se confrontato a quelli del “fratello maggiore”, il Fintech (ovvero la tecnologia applicata ai servizi finanziari), ma che comunque testimonia una crescita esponenziale che accompagna un crescente interesse”.

“Gli investimenti, - spiega ancora Angelica Donati, - sono distribuiti secondo due prospettive: nelle varie fasi del ciclo di vita dell’immobile dalla costruzione alla vendita alla gestione, oppure secondo la tipologia di asset”.

Sotto il primo profilo, secondo Donati, il 50% degli investimenti si concentra nella fase vendite o leasing, quindi sulla parte “finanziaria” del ciclo di vita. “Ciò mostra come il real estate sia sempre più considerato un servizio al di là del semplice hardware, in ottica di customer esperienze che deve riguardare il prodotto, quindi l’edificio in sé, o il processo, ovvero la sua gestione. Che deve essere efficiente e basata sulla gestione dei dati”.

Sotto il profilo della scelta degli asset, secondo Donati il retail sta adottando con entusiasmo il Proptech anche per cavalcare le vendite on line (ad esempio attraverso il rilevamento degli spostamenti dei clienti per intercettarli quando passano accanto ai negozi, oppure tramite business flessibile multicanale). Nel settore uffici, il Proptech è adottato massicciamente grazie alla presenza di grandi investitori che sfruttano  consistenti econome di scala, in un’ottica di benessere dei dipendenti che utilizzeranno la struttura (con funzioni quali la gestione dei parcheggi, delle sale riunioni, del livello delle forniture). Nel residenziale il Proptech si applica ai servizi per gli inquilini e per l’edificio in sè, con una preoccupazione in più per la privacy.

“Utilizzando in modo massiccio la tecnologia, - conclude Donati, - il potenziale impatto, sull’efficientamento sarebbe di un 60% in più, con riflessi positivi anche sul PIL”.

Proptech: le startup italiane

Il Proptech è associato solitamente alle startup: in Italia ve ne sono diverse, e si affiancano ai fondi di venture capital sempre più interessati allo sviluppo di tali attività.

Tra le start up operanti nel Proptech intervenute a ReBuild 2019 c’è DoveVivo, una “co-living company” guidata da William Maggio. “Il nostro modello è semplice, - spiega Maggio: - prendiamo appartamenti, li riqualifichiamo, li affittiamo. Prevalentemente a studenti o altre categorie. Soddisfacendo in questo modo sia i proprietari, privati o istituzionali, che i locatori alla ricerca di soluzioni ottimali”.

“DoveVivo, - spiega ancora Maggio, -  è riuscita ad efficientare i processi e i costi attraverso il collegamento di clienti, proprietari ma anche custodi e gestori del condominio. Diamo la possibilità di prenotare le visite on line, e dopo l’ingresso in casa i servizi sono gestibili con un’app (ad esempio, interventi di manutenzione, disdette contratto ecc). Investiamo massicciamente nella community, nel miglioramento dei consumi, nella domotica per migliorare l' esperienza del cliente ma anche la gestione dell’immobile”.

La tecnologia applicata non all’edificio ma a colui che deve mantenerlo è invece la vocazione di Livemote. “Usiamo la realtà aumentata e i big data per potenziare il facility manager, - spiega l’ad Francesco Marcantoni,  - trasformando il manutentore in un manutentore tech. Utilizziamo la tracciabilità tramite geolocalizzazione, timer di intervento, workflow personalizzati. Inoltre, con la realtà aumentata, l’operatore può riprendere con la fotocamera il problema e vedrà comparire tutte le informazioni relative alla sua soluzione in overlay”.

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