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Cos'è il co-living? Condividere la casa in affitto può essere...

18 September 2019

Intimità

Cos'è il co-living? Condividere la casa in affitto può essere...


Condividere la casa in affitto può essere una buona soluzione per chi, studente o lavoratore, si trova ad abitare in un'altra città. Si fanno nuove amicizie, ma soprattutto si risparmia

È una delle voci di spesa che, con le tasse universitarie, i libri, i trasporti e il vitto, incide di più nel costo che deve sostener e la famiglia di un o studente fuorisede. Costo che, secondo Federconsumator, può arrivare a 9mila euro all'anno. La voce è quella dell'affitto di una camera nella città do e ci si trasferisce per seguire i corsi. Un ascelt a che per quasi il 90 % dei 700mila studenti universitari fuorisede riguarda il canone stipulato con  un privato perché i collegi (vedi sul sito del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca , www.miur.it) e le residenze universitarie (dirette o convenzionate con università e fondazioni, a costi agevolati o gratuite per merito e reddito i n base alle domande da presentare all'Azienda pe r il diritto allo studio del proprio ateneo) arrivano a malapena a coprire il 10% della richiesta.

Ma il co-living, la condivisione di un appartamento in affitto, riguarda anche gli 800mila lavoratori (soprattutto under 35) che devono spostarsi per un impiego. «La condivisione della casa in affitto è una scelta che per chi lavora risponde in particolare all'esigenza di avere un risparmio economico, - spiega William Maggio, presidente di DoveVivo, la prima co-living company in Italia con oltre 4mila stanze gestite, ma per gli studenti coinvolge l'aspetto socio-relazionale. Il desiderio di non trovarsi soli e condividere l'esperienza».

I costi da sostenere
Dopo il più 4% dello scorso anno, nel 2019 - secondo un'analisi di SoloAffitfi, rete immobiliare specializzata nella locazione - i canoni delle camere singole sono cresciuti del 6%, con incrementi significativi specie nelle città universitarie principali. «Per una camera singola, - secondo isabella Tulipano dell'ufficio studi di SoloAffìtti - si pagano mediamente 3 12 euro al mese, contro i 218 a persona richiesti per un posto letto in doppia». Con un canone medio di 575 euro mensili, Milano si conferma la città dove si paga di più per affittare una stanza singola. I prezzi diventano più abbordabili a Roma (399 euro), Firenze (358) e Bologna (350). Un po' meno si spende a Pavia e Siena (300 euro), Parma (275), Pescara (225) e Perugia (200).

La ricerca della stanza
Per trovare un appartamento condiviso, quasi sempre bisogna rivolgersi a un privato. In questo caso, oltre al passaparola, si può far riferimento agli annunci nelle bacheche universitarie e alle agenzie immobiliari (dove però è richiesta una commissione). Se trattate con un privato ricordate che sono sempre in agguato i truffatori che, spesso, si appoggiano a profili fake per ottenere credibilità. Si trovano offerte di appartamenti condivisi in affitto anche su portali specializzati come Uniaffitti, SoloAffitti, Uniplaces (anche per l'estero), o portali immobiliari come Immobiliare.it o di annunci come Subito.it e Kijiji.

Innanzitutto, informarsi
Nella ricerca e nella scelta è importante informarsi (meglio ancora con una visita) sull'ubicazione dell'appartamento (più o meno vicino all'università o al posto di lavoro), sulla presenza di mezzi pubblici, sulle dotazioni (dall'arredamento al Wi-Fi) e sui coinquilini (età, studenti o lavoratori, ragazzi o ragazze, eco). A chi cerca una stanza in affitto società specializzate come DoveVivo (www.dovevivo.it) offrono un contratto registrato con un canone mensile comprensivo di affitto, manutenzione, spese condominiali, riscaldamento e bollette di luce, gas e acqua. Sul fronte della tipologia di contratti, infine, quelli agevolati, conclude lsabellaTulipano, «sono largamente utilizzati nelle diverse forme del "canone concordato 3+2", del "contratto a studenti universitari fuori sede", e del "transitorio". Strumenti che consentono sconti fiscali sia ai proprietari (cedolare secca al 10% e aliquota Imu ridotta del 25%) sia agli studenti con una detrazione del 19% fino a una spesa annua massima di 2.633 euro.

 

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